Compravendita di schiavi alla periferia dell’impero: i papiri del Medio Eufrate (III sec. d.C.)
DOI:
https://doi.org/10.34096/ahamm.v49.2539Parole chiave:
papiri di compravendita del Medio Eufrate, schiaviAbstract
Prima di esaminare i dati offerti dai papiri di compravendita del Medio Eufrate, che sono tra le più importanti scoperte nel campo della papirologia degli ultimi anni, è necessario, seppure per sommi capi, affrontare il problema del rapporto tra diritti locali e diritto romano dopo l’editto di Caracalla del 212 d.C. Dopo il 212 è evidente che chi compare in giudizio in una provincia o si rivolge al principe per ottenere un rescritto è un cittadino romano che vuole vedere il suo diritto regolato dal diritto romano; gli imperatori lasciano sopravvivere le consuetudini locali armonizzandole con lo ius Romanorum e talvolta rendono valide in tutto l’Impero alcune di esse. Come ha sostenuto De Giovanni, sembra che gli abitanti delle province orientali del III secolo d.C., pur opponendosi a molti aspetti della romanizzazione, vedano nel diritto romano un punto di riferimento sicuro. È appunto questo il contesto nel quale bisogna inserire l’esame dei papiri del Medio Eufrate relativi alle compravendite, che fanno parte di un gruppo di ventuno testi, dodici su papiro e nove su pergamena, dei quali solo due sono stati giudicati non pubblicabili. I rimanenti diciannove presentano due atti in lingua siriaca e diciassette in greco, e tutti sono datati tra il 232 ed il 256 d.C.



